La favola brutta

 

Fu verso sera e  il cielo era sereno,

rosso di sole vecchio,

che un uomo vecchio e rosso

scese i gradini che vanno all’osteria.

Non guardò l’oste,

ma l’oste guardò lui,

e vide che era rosso nei capelli,

rossa la barba

e rise.

- un litro -  disse

e tracannò una volta e un’altra ancora

l’amico vino,

guardò nel fondo all’ultimo bicchiere,

chinò la testa e poi morì.

Mentre di fuori il cielo era sereno

e  si accendeva Lucifero lontano.

Venne la Pubblica con urli di sirena,

venne posato su un tavolo di marmo,

venne il dottore

con guanti di gomma,

con forbici,

con bisturi

e con gli occhiali d’oro.

Aprì la pancia e vi trovò soltanto

dei vermi grassi e del Lambrusco marcio.

-  quest’uomo è morto quattro anni fa –

disse il dottore,

e quella notte non riuscì a dormire

e nemmeno abbracciò la bella amante.

Di fuori intanto il cielo era sereno

e  le stelle svanivano lontano.

Da cento città furon mandati

cento dottori e cento professori

che tagliarono,

sezionarono,

guardarono come i falchi che guardano dall’alto:

ma il fegato non c’era,

non c’era il cuore,e delle budella restava solo l’odore acre.

E venne il diavolo vestito da curato

a  prendere l’anima,

ma l’anima non c’era.

La cercò tra i rifiuti della strada,

 nella frescura dolce delle chiese,

chiese consiglio al Vento

e quello gli rispose:

- cerca lontano, ad occidente

dove, dopo la lunga strada,

cala il Sole. –

La cercò laggiù

ma  il sole disse di non averla vista,

perché il rosso Sole

vede ogni cosa

ma non fa la spia.

Gli mostrò la strada

Quella vecchia megera della luna,

che sorge in cielo solo a rischiarare

le abili carezze degli amanti.

La trovò nascosta

Tra le radici dell’arcobaleno

sopra la cima di un alto monte,

alto che sembrava toccasse il blu del cielo.

 - Io sono l’anima  - disse – che tu cerchi –

di un uomo morto di malinconia,

di un uomo onesto ucciso dal dolore

di una vita che non era sua,

che gli ha corroso viscere e pensieri

come avvoltoio sulle carogne umane

straccia col lordo becco,

lembo a lembo, la rossa carne.

Ed il dolore gli corrose il corpo

 prima che fosse compiuto il suo destino

com’è scritto nel libro della vita,

che regge il mondo.

Perciò fuggii da lui,

ma non mi avrai

perché tra queste cime che salgono nel cielo,

in quest’aria

più pura del diamante

non conta più né Diavolo né Dio. –

E corse via a ridere col sole rosso

mista nel bianco delle stelle alpine.