Sogno

 

Sogno e nel sogno credo di avere quattro scarponi

e  neanche un piede

per pascolare.

Solo due assi di duro legno

ben levigate.

Sento un bubbone contro il cervello

che spinge e preme,

io me lo schiaccio

e dal bubbone esce, giallastro,

il canto di un cigno.

Sopra il mio tetto

passano ansanti, caldi,

i respiri di tanti amanti

di una puttana,

poi nuda e bella, passa anche lei.

Ora i miei piedi sono di piombo,

sono di bronzo,

sono di carta,

sono di luce,

sono di carne putrida e guasta

di tanti vermi.

Di fuori è l’alba,

giù nel cortile

scorgo mia mamma fatta di paglia,

brucio la paglia,

brucia mia mamma.

Dintorno vedo, statue di sale,

uomini e donne,

vecchi e bambini,saranno cento,

forse un milione,

certo un miliardo:

non son di sale, sono di gesso,

scagliola fine.

Son fermi e morti

Ed io tra loro corro cantando,

scrivo sui visi viva la guerra,

rompo le orecchie, li butto in terra:

con un sedere fatto a violino

suono una nenia:

forse Rossini?

forse Puccini?

No questa musica l’ho fatta io

cucendo il canto degli usignoli

con il mistero della natura,

quattro colori dell’arcobaleno,

il fresco dell’acqua

e tanta verdura ben macinata.

E dei cadaveri risponde il coro:

“Uomini fummo, ora siam gesso

fino a che un principe bello ed ardito

schiacci col dito

il campanello della lezione.

Tu sei quel principe bello ed ardito,

usa il tuo indice

per liberarci

dall’incantesimo bianco di gesso!”

Sopra le spalle porto il mantello,

sopra il cappello una corona

d’oro giallastro,

mi vedo tutto dentro lo specchio,

 

 

non è uno specchio,è una montagna:

sopra quel monte

c’è il campanello della lezione.

Corro alle stalle:

è morto il cavallo,

corro in rimessa:

è morta anche la bicicletta Bianchi da corsa.

Salgo sul monte sempre correndo,

ma mentre salgo

lui si sprofonda

dentro nel mare nero spumoso,

e giunto alla cima

ho l’acqua al mento.

Allora prego Cristo e Maometto,

Budda e Confucio,prometto tutto:

Mille candele, cento denari,

pellegrinaggi in ginocchioni,

digiuni,  fiori e buone azioni;

e finalmente vien da lontano

con l’ali bianche,

un grosso gabbiano:

prima mi guarda

poi beve il mare nero spumoso.

Con tre scongiuri ritiro tutto

e  finalmente sono col dito

sul campanello della lezione,

 quando dal Sole viene una voce:

“Fermo coglione,

lascia che l’uomo resti di gesso,tra pochi mesi

crescerà l’erba

dentro le mani,

dentro alle orecchie

crescerà il grano,

e in un paesaggio

fatto di fiori

tornerà ad essere

solo un momento

della natura sempre più bella.

Guarda nel cielo: come avvoltoi

Vanno i fantasmi della paura,

odio, tristezza, morte, rovina

sono nell’aria

pronti a calare”

Io guardo il cielo:

da mille uccelli pieni di rabbia

sembra pervaso:

tolgo il mio indice dal campanello

e con quel dito

mi gratto il naso

rosso di vino.